apocalypse maionese

Cena giapponese

Luglio 12, 2009 · 3 Commenti

Ingredienti: cozze grandi, farina 00, salsa di soya, mirin, aceto di riso, sake, zucchero, wasabi, fogli di alghe nori, riso a chicco corto (almeno 1 kg.), trancio di tonno fresco, tonno in scatola, maionese, trancio di salmone fresco, una manciata di gamberoni, un avocado, un cetriolo, una zucchina, un peperone rosso, un uovo, farina per tempura, uova di lompo, un petto di pollo, cipollotti.

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Ieri sera, per la quinta o sesta volta, ho preparato una cena giapponese a casa. Ho deciso di immortalare la cosa sul blog per due motivi: il primo, ormai mi sentivo abbastanza esperto e sicuro del risultato (e poi non ho preparato solo sushi, ma anche tre piatti “cucinati”, quindi si trattava di un banchetto diversificato e completo); il secondo, a cena c’erano due colleghi di Serena. Il primo, amante del sushi, si era auto-invitato espressamente. Il secondo, invece, non aveva mai mangiato giapponese ed è stato praticamente costretto.

Il menu comprendeva:

Tsuke-yaki (molluschi marinati e saltati in padella, serviti nel loro guscio)

Onigiri (i classici fagottini di riso ripieni)

Maki-sushi misti (i rotolini di riso farciti)

Nigiri-sushi misti
(il sushi “classico”)

Gunkan-maki (i sushi “a corazzata” ripieni di uova di pesce)

Tempura di gamberi e verdura

Yaki-tori (spiedini di pollo caramellati alla piastra)

Da bere abbiamo servito birra Asahi, pinot e vermentino di Sardegna, in successione.

Attrezzatura minima: stuoino per arrotolare i maki (non sostituibile con altre cose, temo), formine per onigiri (se non ce l’avete potete provare a modellare gli onigiri a mano o creare dei surrogati con il cartoncino), spiedini di legno per gli yakitori. Molto utile sarebbe anche un recipiente di legno per raffreddare il riso per il sushi. Non avendolo io ho usato un largo piatto da portata in ceramica. Sconsiglio vivamente di usare recipienti di metallo. Per la presentazione del sushi sono utili dei taglieri di legno (in sostituzione dei classici vassoietti da sushi o della mitica barca che si vede nei ristoranti. O del corpo di una donna… ma mia moglie non si è voluta prestare ^__^)

Preparazione del riso per il sushi

E cominciamo. Per il sottoscritto questa è la parte più difficile, perché se si sbaglia qualcosa e il riso non “viene” è difficile poi avere tempo per farne altre. Il processo della preparazione del riso, tra lavaggio-asciugatura-cottura-raffreddamento, è infatti piuttosto lungo. Almeno per me lo è. È probabile che se un sushi-chef leggesse queste righe si metterebbe a ridere.

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Io procedo così. Prendo il riso, lo lavo sotto l’acqua fredda almeno sei volte mettendolo in una pentola di acciaio, buttando via di volta in volta l’acqua piena di amido e sostituendola con nuova acqua corrente. Quando vi sembra che l’acqua sia finalmente pulita mettete il riso a scolare in un colapasta per almeno mezz’ora.
A questo punto mettete il riso a bollire. Per calcolare la quantità d’acqua contate 1 tazza e mezza d’acqua fredda per ogni tazza di riso crudo. Io ho usato quattro tazze di riso (circa 1 kg.) dunque ho usato sei tazza d’acqua.
La cottura va fatta così: mettete la pentola scoperta con il riso immerso nell’acqua sul fuoco alto. Portate a ebollizione. Non mescolate il riso. Non mescolatelo mai durante tutto il processo di cottura. Quando l’acqua bolle lasciate cuocere il riso, sempre scoperto e sempre a fuoco alto, per due minuti. A questo punto abbassate la fiamma (se lo ritenete opportuno potete addirittura spostare la pentola su un fornello più piccolo). Coprite la pentola con il suo coperchio (che deve chiudere bene) e fate sobbollire per almeno dieci minuti.
Trascorsi i dieci minuti spegnete il gas. Non sollevate il coperchio. Non sollevatelo per nessuna ragione al mondo. Anche se il riso dentro la pentola vi implorasse “aprite! Vi prego aprite!” voi resistete e NON APRITE QUELLA PENTOLA. Dopo dieci minuti potete aprirla. Il riso, se tutto è andato bene, vi apparirà giustamente umido, lucido e sufficientemente sgranato e gonfio.
Travasate il riso ora cotto in un largo recipiente (vedi quanto detto prima nelle note sull’attrezzatura) e irroratelo con un misto di aceto di riso e zucchero in parti uguali con un pizzico di sale (o, per fare prima, con il “preparato per sushi” già confezionato che si trova nei negozi di gastronomia etnica). Con una spatola di legno (legno, non metallo) mescolate il riso affinché assorba bene il composto di aceto e zucchero. Il gesto della “mescolata sushi” non è quello della mescolata della zuppa. È più un “tagliare” il riso, rigandolo in un senso e poi in un altro. In questo modo i chicchi restano separati e si evita di ottenere una pappa di riso.
Quando vi sembra che il riso ha assorbito il composto lasciatelo raffreddare in santa pace. Non mettetelo in frigo. Molto meglio lasciarlo vicino alla finestra aperta o trovare un volontario che lo sventoli con un ventaglietto (anche qui, mia moglie si è rifiutata…). Il riso deve arrivare a temperatura ambiente prima di poter essere utilizzato.
Nel frattempo avrete molto altro da fare.

Preparazione dello tsuke-yaki

Questo è un antipasto-cavallo-di-battaglia. Non ho ancora trovato un ospite che non l’abbia gradito.

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Prendete le cozze grandi (io uso spesso quelle neo-zelandesi, col guscio verde) e toglietele dal guscio. Fatele marinare in una salsa composta da quattro cucchiai di salsa di soia, due di mirin (un vino dolce di riso) e due di sake (il classico liquore di riso) per qualche minuto. Poi infarinatele nella zero-zero e rosolatele in abbondante olio d’oliva. Devono quasi friggere. Quando sono dorate versate sopra la marinata (non l’avrete mica buttata, vero?) e fatele andare a fuoco basso per un quarto d’ora abbondante o quanto meno fino a quando la marinata non si sarà caramellata intorno alle cozze. A questo punto adagiate ogni mollusco nel suo guscio (non l’avrete mica buttati, vero?) e adagiate tutti i gusci in una terrina da forno. Dico questo perché così avrete il piatto già pronto per essere scaldato un attimo prima che arrivino gli ospiti. Prima di portare in tavola, grattate sopra pepe nero (sulle cozze, non sugli ospiti).

Preparazione degli onigiri

Per questi potete usare: del riso bollito semplice (cioè, prima che abbiate aggiunto il preparato di aceto e zucchero per sushi), del riso sushi, del riso salato o se – siete temerari – il riso in qualunque altra sua forma. Io ho scelto la prima ipotesi (cioè la ricetta “classica”).

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Le formine vanno usate bagnate, quindi tenetele a disposizione a mollo in una ciotola d’acqua fredda accanto a voi. Riempite a metà le formine con il riso. Scavate un piccolo buco al centro, riempitelo con la farcitura (io ho usato una scatoletta di tonno, un cucchiaio di maionese leggera e una punta di wasabi). Aggiungete altro riso affinché copra la farcitura. Chiudete la formina con il suo coperchio. Premete. Pigiate sull’apposito punto e – plop! – il triangolino di riso farcito salterà fuori in tutto il suo splendore.
Ritagliate un rettangolo di alga nori e avvolgetevi la base del triangolo. Questo permetterà agli ospiti di afferrare l’onigiri senza che il riso gli rimanga appiccicato alle dita.
Ho servito il tsuke-yaki e gli onigiri come prima portata, insieme alla birra giapponese.

Preparazione dei maki-sushi

Qui andiamo sul professionale. Preparare i maki sushi non è facilissimo. A me in passato è successo di buttare un bel po’ di riso, fogli d’alga e farciture. Questo perché un maki venuto male è difficilmente recuperabile. Non è impossibile, ma se avete sufficienti ingredienti e il tempo è poco vi conviene buttare il maki “sfortunato” e tentare con un altro.
A casa sono pieno di libri di cucina sushi e link a siti internet che spiegano come fare i maki, con tanto di illustrazioni e tecniche punto per punto. Ci sono anche dei video su youtube. Però un conto è vedere, un conto è fare. Quando sarete lì la prima volta con la stuoietta tra le mani vi tremeranno i polsi. Vabbe’, sto esagerando. Sicuramente ci vuole pratica.

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I maki si dividono in hoso-maki (maki piccoli) e futo-maki (maki grandi). La differenza sta in questo: gli hoso si fanno utilizzando mezzo foglio di alga nori (i futo un foglio intero). Inoltre negli hoso si mette (più per logica che per tradizione) un solo ingrediente, mentre nei futo la farcitura è multipla.

Cominciamo con i futo, che secondo me sono più facili. Prendete un foglio di alga nori e adagiatelo sulla stuoietta con il lato lucido a contatto della stuoia. Disponete sul foglio di nori due manciate di riso per sushi.

Fermi tutti. Mi sono dimenticato una cosa fondamentale.

Preparazione del tezu

Se state cucinando mentre leggete a questo punto avrete tutte le mani appiccicose di riso e mi starete maledicendo. Ebbene, durante la preparazione del sushi è fondamentale avere sempre le mani inumidite di tezu.

Il tezu è un preparato di acqua e aceto di riso (diciamo tre cucchiai di aceto di riso diluiti in un quarto di litro d’acqua). Prima di toccare il riso per sushi assicuratevi di avere sempre le mani bagnate di tezu.

E ora riprendiamo.

Preparazione dei maki-sushi (ciak seconda)

Con le mani bagnate di tezu prendete due manciate di riso per sushi grandi più o meno come palle da golf e posatele sul foglio nori. Premete velocemente in modo che il riso occupi la quasi totalità del foglio stando attenti a lasciare almeno due centimetri vuoti sui margini inferiore e superiore del foglio (se usate spesso un word processor non avrete problemi).

Sul riso spalmate una strisciatina di wasabi al centro. Poi farcite, sempre al centro, con ingredienti misti tagliati a bastoncino. Io ho usato principalmente tonno fresco, cetriolo e avocado.

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Ora viene il difficile. Con le mani sollevate la stuoietta tenendo al contempo fermo il ripieno al centro. Cominciate ad arrotolare. L’obiettivo e far sì che il margine inferiore del foglio nori si vada a saldare a quella superiore formando un cilindro di riso farcito. Quando ciò sarà avvenuto premete un po’ la stuoietta (che ora, se avete proceduto bene, avvolgerà il cilindro di nori) in modo che tutto si compatti e si saldi per il meglio. Svolgete la stuoietta e – ta dah! – ecco il cilindro di maki pronto e perfettamente sigillato (perfettamente? Allora perché ci sono pezzi di avocado sul tavolo e grumi di riso tra le mani?).

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I cilindri di maki possono essere conservati in frigo per qualche ora e vanno tagliati solo immediatamente prima di essere serviti in rotelline, possibilmente, di uguale altezza.

La tecnica per gli hoso-maki è identica solo che, appunto, si deve usare mezzo foglio di nori e un solo ingrediente. In genere chi non è abituato alla cucina giapponese preferisce gli hoso-maki perché sono più facili da mangiare (un solo boccone e via).

Preparazione dei gunkan-maki

Questa era la prima volta che li preparavo, ma mi sembra che siano meno ostili degli hoso/futo-maki.
Prendete la solita pallettina di riso sushi e mettetela all’inizio di una striscia di alga nori alta un paio di centimetri (è facile, i fogli di nori sono già “rigati”, dunque con un paio di forbici da un foglio otterrete facilmente delle strisce d’altezza giusta senza usare un centimetro). Avvolgete la striscia di nori intorno alla palletta e saldate il tutto con un paio di chicchi di riso o un po’ d’acqua.
A questo punto dovreste avere un cilindretto di alga nori con all’interno del riso sushi per due terzi dell’altezza dell’alga. Vuoto che colmerete con una cucchiaiata di uova di pesce.

Preparazione dei nigiri-sushi

Il nigiri è il sushi più classico, cioè il mattoncino di riso con sopra la fetta di pesce crudo.
Preparate prima le fettine di pesce, tante quante pensate che saranno i nigiri che preparerete.
Prendete con le mani bagnate di tezu una pallettina di riso, modellatela prima come se doveste preparare una polpettina. Poi schiacciatela e modellatela delicatamente tra le dita fino a formare un mattoncino. Prendete una punta di wasabi e spalmatela sulla parete superiore del mattoncino. Appoggiatevi sopra la fettina di pesce e premete ancora in modo che il tutto risulti compatto (ricordatevi che, a rigore, il nigiri dovrebbe essere preso con le bacchette e immerso a testa in giù, cioè dal lato del pesce, nella soia per poi essere portato alla bocca. Insomma, non vogliamo che il nostro commensale si trovi con una palletta di riso e pesce spappolata tra le bacchette, no?).

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Ho preparato nigiri-maguru (nigiri con tonno fresco), nigiri-sake (nigiri al salmone) e nigiri-tamago (nigiri con omelette, fatta semplicemente sbattendo un uovo in padella e poi avvolgendo la frittatina, non salata, in una striscetta d’alga nori).

Preparazione del tempura

Beh, insomma, alla fine è una frittura di gamberi e verdura. Non che ci sia molto da dire. Ho usato il composto per tempura che ho trovato al negozio di gastronomia etnica, ma si può usare volendo anche una pastella fatta con maizena, uovo e acqua ghiacciata.

I gamberi li ho decorati con l’ormai onnipresente striscetta d’alga nori intorno alla codina, dopo averli sgusciati e privati del budellino. La zucchina e il peperone li ho tagliati a listarelle piuttosto lunghe.

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L’olio non deve essere caldissimo. Alcuni chef aggiungono una cucchiaiata extra di pastella sopra l’alimento appena immerso nell’olio bollente in modo che formi ghirigori architettonici intorno al bocconcino fritto. Io ho provato a farlo ma i risultati non sono stati entusiasmanti (forse per questo motivo mi sono poi dimenticato inconsciamente di fotografare il piatto finito?).

Preparazione degli yaki-tori

Altro piatto che riscuote sempre grande successo. Fate il petto di pollo a dadini, tagliate i cipollotti in piccoli pezzi e preparate degli spiedini alternato pollo e cipollotto infilzando il tutto sulle stecchette di legno che avrete provveduto a immergere in acqua fredda per venti minuti e poi asciugato.

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A parte fate bollire due cucchiai di salsa di soia, due di sake, due di mirin e due di zucchero. Cuocete sulla piastra gli spiedini girandoli di tanto in tanto e facendoli caramellare a dovere. Serviteli caldi.

La cena è stata un successo, non fosse altro che per la faccia dell’ospite che non aveva mai mangiato giapponese quando ha messo in bocca per la prima volta in vita sua il wasabi…

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Torta di pere e cioccolato

Marzo 17, 2009 · 2 Commenti

Ingredienti: quattro etti di farina per dolci, due etti e mezzo di zucchero, due etti di burro, lievito per dolci, sale, sei uova, un etto e mezzo di cioccolata mista, tre pere abate, un quarto di litro di panna fresca, cannella in polvere, una scorza di limone, un bicchierino di Armagnac (o un altro liquore a vostra scelta).


Non amo molto preparare i dolci, ma la torta pere e cioccolata è pur sempre la torta pere e cioccolata. Qualche premessa prima di cominciare. Per questo tipo di preparazione le pere Abate sono le ottimali, per la consistenza della polpa e la dimensione degli spicchi che se ne ricaveranno. Ma vanno bene anche le Kaiser, mentre sarebbe difficile ottenere un buon risultato con le William o le Conference, per via della eccessiva succosità della polpa.

Per quanto riguarda la cioccolata, invece, direi che ci si può sbizzarrire. Io ho usato 75 gr. di fondente al 70% e 75 gr. di cioccolato al latte. Ma nulla vieta di giocare su miscele aromatizzate (peperoncino, arancia, etc.) o di usare un’unica qualità.

Come prima cosa ho mondato le pere, ricavando otto spicchi da ognuna, e le ho messe a mollo in una bagna di acqua calda e Armagnac e aggiungendo una scorza di limone e un paio di cucchiaini di cannella in polvere.

Per la pasta ho proceduto in questo modo: ho unito tutta la farina, due etti di zucchero, 3 tuorli e un uovo intero, il burro e il lievito, lavorando velocemente come se dovessi preparare una frolla (di fatto, questa è una variante della frolla classica, visto che le proporzioni sono leggermente diverse e c’è il lievito). Come di regola, l’impasto ottenuto l’ho avvolto nella pellicola e lasciato in pace in frigorifero mentre andavo avanti con il resto.

Il resto è la crema al cioccolato. In un tegame ho messo due tuorli d’uovo, lo zucchero avanzato (circa 50 gr.) e ho mischiato bene con la frusta. Ho aggiunto la panna liquida e sempre mescolando ho messo il tegame sul fuoco basso girando costantemente il composto. Al raggiungimento della temperatura di ebollizione ho aggiunto il cioccolato sbriciolato grossolanamente e ho continuato a girare fino a quando non si è sciolto tutto.

È ora di tirare fuori la frolla dal frigo. Ne prendo una parte abbondante e con il mattarello preparo la base della torta, che bucherello con una forchetta e adagio su una tortiera imburrata e infarinata o, meglio, rivestita di carta forno. Sopra la base adagio a raggiera gli spicchi di pera che ho riesumato dalla bagna e tamponato con la carta assorbente senza perderci troppo tempo. Sopra tutto verso la crema al cioccolato e con la restante frolla realizzo il “coperchio” della torta. Siccome di pasta ne avanza sempre un po’ faccio anche qualche decorazione con gli stampini a stella.

Inforno (temperatura e tempo di cottura – come dico sempre – variano da forno a forno. Nel mio ho sempre l’impressione che anche a 175° potrei fonderci la ghisa… Comunque, di regola, andrebbe messa dentro a 200° per 40 minuti, anche se è sempre più saggio buttare frequentemente un occhio dentro per vedere a che punto è la doratura della frolla).

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Boortha di zucca

Gennaio 18, 2009 · Lascia un Commento

Boortha di zucca

Ingredienti: mezzo chilo abbondante di zucca, farina di cocco, ghee, peperoncini rossi secchi, uno spicchio di limone, aglio e cipolla, sale, zenzero in polvere, semi di cumino.

Boortha è il termine indiano per indicare il nostro purée. Le differenze, tuttavia, ci sono, visto che in genere la preparazione occidentale del purée prevede la presenza del latte, mentre il boortha no. Quella che segue è la ricetta di un boortha di zucca.

Fate a pezzetti la zucca e appassitela usando il metodo che preferite (vapore, forno tradizionale, microonde). Nel frattempo mettete a soffriggere nel ghee la cipolla e l’aglio tritati finemente, il cumino e lo zenzero (non più di un cucchiaino da tè a testa) e i peperoncini rossi fatti a fettine.

Cos’è il ghee? Si tratta del grasso da cottura più usato nella cucina indiana. Non è altro che burro chiarificato. Si trova facilmente nei negozi di gastronomia etnica, ma è molto facile farlo anche a casa. Procedete così: prendete un panetto di burro e scaldatelo per un’ora a bagnomaria, a fuoco bassissimo. Osserverete la seguente reazione chimica: la parte proteica del burro (caseina) si scomporrà dalla parte grassa e si depositerà sul fondo (in parte si raccoglierà anche in superficie e potrete tranquillamente schiumarla così come si fa con il brodo). Dopo circa un’ora di cottura a bagnomaria, filtrate il contenuto della casseruola utilizzando un filtro finissimo. Raccogliete il liquido ambrato e buttate via i grassi rimasti nel filtro. Mettete il liquido in un recipiente (dopo qualche ora tornerà allo stato solido) e conservatelo. In frigo regge anche diversi mesi. Il ghee è ottimo per le cotture perché ha un punto di fumo elevatissimo ed è perfetto dunque per le cotture lunghe (fritture, ma anche carni che hanno bisogno di estesi periodi di rosolatura).

Tornando al boortha, quando il soffritto ha preso colore aggiungete la zucca appassita e cuocete coperto per una decina di minuti a fuoco moderato. Poi togliete il coperchio e completate la cottura (il tempo dipenderà da quanto è morbida la zucca). Quando la zucca sarà lavorabile, spegnete il fuoco e cominciate a schiacciarla usando una forchetta o un mestolo a vostra scelta. L’obiettivo è far raggiungere al composto in casseruola la consistenza del pure.

A questo punto disponete il composto in tante ciotoline quanti sono i commensali e – per ognuna di esse – procedente cospargendo la superficie del boortha di sale fino, succo di limone e una spolverata di farina di cocco.

→ Lascia un CommentoCategorie: contorni · india

Pollo alle olive con sformatino di broccoletti siciliani

Novembre 19, 2008 · 1 Commento

Ingredienti: un petto di pollo, olive nere, broccoletti siciliani, burro salato, olio e.v.o., sale, pepe nero, parmigiano, rosmarino, salvia, una foglia d’alloro, aglio, peperoncino fresco, vino bianco secco


Dal momento che le ultime ricette che ho proposto erano tutte di cucina internazionale stasera metto on line la cena molto “made in italy” di oggi, che non è niente di speciale, ma mi sembra venuta particolarmente bene.

Metto a lessare i broccoletti siciliani dopo averli mondati. Preferisco passarli al vapore anziché scottarli in acqua. Li lascio raffreddare quindi li salto in un tegame con una noce di burro salato e un pizzico di sale. Aggiungo due cucchiai di parmigiano grattugiato poi li verso in una terrina da forno e li ricopro con altro abbondante parmigiano grattugiato e una macinata di pepe nero. Li passo al grill (ho usato il microonde, ma va bene anche il forno tradizionale) fino a quando lo strato superiore di formaggio sarà dorato. Li tengo al caldo.


Taglio a losanghette il petto di pollo. Faccio sciogliere una noce di burro salato in un cucchiaio di olio extra vergine mettendo nel tegame, quando i grassi non sono ancora caldi, uno spicchio d’aglio schiacciato, il peperoncino fresco a rondelle, il rametto di rosmarino, il ciuffo di salvia e la foglia d’alloro spezzata.
Quando l’aglio comincia a colorarsi butto dentro i pezzi di pollo e faccio rosolare a fuoco vivo salando moderatamente. Verso un bicchiere di vino bianco secco nella casseruola e lascio evaporare lentamente. Getto quindi una manciata di olive nere private del nocciolo e tagliate a filetti e completo la cottura del pollo.

Servo in ogni piatto una cucchiaiata abbondante di pollo con accanto un quadrato dello sformatino. Ci beviamo insieme un Merlot novello.

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Zighinì e ‘njera

Ottobre 9, 2008 · 1 Commento

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Ingredienti: sette etti di spezzatino di manzo, una cipolla tagliata a cubetti, mezzo chilo di pelati, un cucchiaio di berberè, 125 gr. di farina di grano tenero, 125 gr. di farina di mais, 75 gr. di farina di grano duro, lievito, olio, aglio, acqua, sale

Lo zighinì è un grande classico dell’Africa nord-orientale. Il berberè, ingrediente fondamentale per la preparazione dello zighinì, sta alla cucina nordafricana come il curry sta a quella indiana. Si tratta infatti di una miscela di spezie che con la parente indiana ha moltissimo in comune: coriandolo, zenzero, cumino. A differenza del curry, il berberè non ha tra i suoi componenti base il fieno greco, mentre vi spiccano i frutti dell’ajowan, una pianta mediorentale, che dà al berberè il suo caratteristico profumo.

Lo zighinì si mangia generalmente insieme alla ‘njera, un pane africano piuttosto spugnoso, perfetto per questa preparazione perché si imbeve del sugo di cottura. La ‘njera preparata tradizionalmente richiede tre giorni di levitazione (quella qui proposta è una versione fast). Più precisamente lo zighinì va servito a mestolate sopra dei grandi dischi di ‘njera posti in un largo piatto al centro della tavola. Ogni commensale stacca con la mano un lembo di ‘njera e lo usa per afferrare un po’ di intingolo per poi portarlo alla bocca e mangiarlo.

Ma basta con l’accademia. Vediamo come si cucina questo zighinì, cosa che si rivelerà molto più facile di quello che sembra. Cominciamo dalla ‘njera. Mescolate le tre farine in un grande recipiente, aggiungete il cubetto di lievito sciolto in una tazzina d’acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero e 250 cc. di acqua fredda (aggiungetela con gradualità: non è detto che vi serva tutta. L’obiettivo è quello di ottenere una pastella piuttosto densa). Mettete il composto a riposare, fuori dal frigo, per qualche ora.

Battete al coltello il manzo fino a ottenere una dadolata di carne piuttosto grossa. In un padellone capiente, dove si svolgerà tutta la cottura, fate appassire la cipolla a cubetti e l’aglio schiacciato in qualche cucchiaio di olio e.v.o. Quindi aggiungete il berberè, un bicchiere d’acqua e un pizzico di sale. Tirate bene il tutto fino a quando  l’acqua non si sarà assorbita e nel fondo della padella si sarà prodotta una pappetta scura.

A questo punto aggiungete i pelati (meglio se non sgocciolati, perché alla fine il tutto dovrà risultare piuttosto sughettoso) e fate andare per un quarto d’ora. Solo adesso potrete aggiungere il manzo a dadini che dovrà cuocere nel suo sugo per un’ora abbondante.

Poco prima di servire preparate la forme (o le forme, a seconda della grandezza della padella in cui la preparerete) di ‘njera. Nel frattempo il composto avrà assorbito tutta l’acqua e il mix di farine si sarà gonfiato per effetto del lievito. L’aspetto sarà quello di un impasto molto molto elastico e leggero. Aggiungete tanta acqua quanto serve per riportare il composto allo stato di pastella densa e versate il tutto (o una parte, di nuovo, a seconda della grandezza del recipiente di cottura) in una padella antiaderente molto grande, eventualmente spennellata con olio per facilitare la rimozione della forma una volta cotta.


Dopo aver cotto la forma di ‘njera per cinque minuti per parte adagiatela su un largo piatto e poi versateci sopra lo zighinì.

→ 1 CommentoCategorie: africa · piatti unici

Gumbo

Settembre 29, 2008 · Lascia un Commento


Ingredienti:
tre salsicce di prosciutto, un chilo di gamberi giganti, una dozzina di cozze neozelandesi, una tazza abbondante di baccelli d’okra freschi, burro, maizena, olio e.v.o., aceto, vino da cucina, aglio, una cipolla, un peperone verde, un mazzo di cipollotti freschi, paprika dolce, cipolla in polvere, aglio in polvere, pepe di cayenna macinato, pepe bianco macinato, pepe nero macinato, senape nera in grani, basilico, timo, origano, alloro in foglie, scorza di limone, tabasco, zucchero di canna, mezzo chilo di riso a chicco lungo, sale fino e sale grosso.


Se chiedete a dieci chef degli Stati del Sud qual è l’unica vera ricetta del gumbo otterrete dieci risposte differenti. Ognuno vi dirà che quella autentica è la sua, che l’ha sentita tramandare dai suoi bisnonni, eccetera. Quella che vi propongo io, invece, è esplicitamente una ricetta non autentica, nel senso che è un mix di ricette che ho recuperato in rete a cui ho aggiunto qualche mossa di mia sponte.

Dunque, passo numero uno pulite i gamberi giganti eliminando il carapace e il budellino nero. Il budellino buttatelo, i carapaci invece sciacquateli bene sotto l’acqua corrente, buttateli in una pentola con un litro e mezzo scarso d’acqua, un cucchiaino di sale grosso e una manciata di timo. Portate a ebollizione schiumando un paio di volte, lasciate bollire non più di cinque minuti e poi filtrate il liquido. Complimenti: avete appena ottenuto un litro abbondante di fumetto di pesce. Tenetelo da parte.

Ora passiamo ai baccelli d’okra che probabilmente costituiranno l’ingrediente più difficile da reperire. Purtroppo però è pressoché indispensabile, perché cucinare un gumbo senza okra significa sostanzialmente preparare uno stufato qualunque. L’okra è una pianta simile all’ibiscus i cui frutti (i baccelli che ci servono per il gumbo) hanno l’aspetto molto simile ai nostri friggitelli. Questi frutti, quando vengono cucinati a lungo, contribuiscono ad addensare la base di cottura e forniscono al gumbo la tipica consistenza collosa.

Prendete i baccelli, mondateli, lavateli velocemente (non amano molto l’acqua e marciscono presto) e tagliateli a rondelle. Saltate le rondelle d’okra in una padella con due cucchiai abbondanti di aceto. Aggiungete poi mezzo bicchiere d’acqua e fate andare per un quarto d’ora abbondante e comunque fino a completo assorbimento dell’acqua. Prendete le rondelle d’okra e mettetele da parte.

Passo numero tre. Prendete le cozze neozelandesi (sono quelle con il guscio verde molto grande e la polpa di un colore arancione acceso). Buttatele in un padellone in cui avete fatto scaldare un cucchiaio d’olio e.v.o. e uno spicchio d’aglio schiacciato. Sfumate con mezzo bicchiere di vino e fate andare per qualche minuto. Tenetele da parte.

E si continua. Ora bisogna dedicarsi alla miscela di spezie che insaporirà il nostro gumbo. Nel pestello mettete due cucchiai di paprika, due cucchiai di senape nera in grani, un cucchiaio di sale fino, un cucchiaio di zucchero di canna, un cucchiaio di cipolla in polvere, un cucchiaio di aglio in polvere, un cucchiaio di pepe di cayenna, un cucchiaio di pepe bianco, un cucchiaio di pepe nero, un cucchiaio di basilico, un cucchiaio di timo, un cucchiaio di origano (queste ultime tre erbe si lavorano molto più facilmente se sono secche, il basilico io l’avevo fresco così l’ho passato al microonde a massima potenza per due minuti e poi l’ho sbriciolato dentro).

Pestate e rimestate di santa ragione. In realtà c’è ben poco da frantumare (forse la senape in grani e le foglie secche delle erbe), ma l’azione del pestello vi permetterà di ottenere una miscela omogenea e ben compatta.

Il quantitativo che otterrete sarà di gran lunga superiore a quello che vi occorrerà per il gumbo (un cucchiaio al massimo), ma è difficile lavorare su quantità molto piccole dei singoli ingredienti, così è meglio preparare miscela in abbondanza e poi conservare quella che avanza (tornerà molto utile per i prossimi arrosti, stufati, etc.).

Ultima fase preliminare: la dadolata di verdure. Mondate peperone, cipolla, cipollotti e aglio e tagliate tutto a vostro piacere. Io ho fatto dadi grossi di peperone, dadini di cipolla e aglio e julienne di cipollotti. Tenete da parte.

A questo punto possiamo finalmente cominciare a preparare il gumbo. Non prima, però, di aver detto due parole sul roux, ovvero la base addensante formata da farina e burro scaldati a fuoco bassissimo. Ora, per il roux valgono tre regole d’oro: uno, burro e farina devono essere in parti uguali (qui useremo sei cucchiai di burro già fatto sciogliere a bagnomaria e sei cucchiai di maizena, che in preparazioni di questo tipo si gestisce meglio della farina); due, fuoco bassissimo significa bassissimo, chiaro? Fiammella appena percettibile e fondo della pentola spesso; tre, se il roux si brucia non c’è modo di recuperare: si butta e si ricomincia. Amen.

Allora: prendiamo il nostro pentolone (è quello in cui cucineremo tutto il gumbo, dunque valutate bene le dimensioni) e versiamo dentro il burro squagliato e la maizena, contemporaneamente. Mettiamo sul fuoco basso e cominciamo a mescolare con decisione. Vedrete che all’inizio si formerà una specie di impasto. State bene attenti e non lasciare attaccare nessuna parte di questo composto al fondo o alle pareti della pentola. Continuate a mescolare. A mano a mano che andrete avanti vedrete che la consistenza cambierà e si trasformerà in qualcosa che ricorda la panna da cucina. Più girerete più il composto si allenterà e diventerà finalmente il roux. Il primo a formarsi è il roux bianco (dopo oltre cinque minuti di cottura), se continuerete vedrete che il colore diventerà più giallo (roux biondo) e poi quasi marrone (roux bruno). Per il gumbo, però, è perfetto il roux bianco perché è quello che ha il maggior potere addensante.

Bene. Buttate nella pentola la dadolata e mescolate velocemente in modo che il roux si attacchi bene alle verdure. Ora potete alzare un po’ la fiamma e fare appassire il tutto. Aggiungete il litro di fumetto e girate bene. Buttate dentro le salsicce (intere, con la pelle e bucherellate con una forchetta), una cucchiaiata della miscela di spezie, una foglia d’alloro spezzata e un cucchiaio di tabasco. Portate a ebollizione, poi abbassate di nuovo la fiamma e fate andare per mezz’ora abbondante.

Siamo alle ultime mosse. Buttate dentro le rondelle d’okra e girate bene, aggiungete la scorza di limone a julienne e regolate di sale. Coprite con il coperchio, aspettate che la temperatura all’interno della pentola si alzi e buttate dentro i gamberi puliti. Spegnete e tappate. Il calore all’interno della pentola cuocerà i gamberi in circa cinque minuti.

Nel frattempo avrete lessato il riso in abbondante acqua salata. Servite dentro le fondine adagiando generose mestolate di gumbo sopra la base di riso bollito e guarnendo con le cozze. 

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Molee di crostacei

Luglio 19, 2008 · 2 Commenti

molee di crostacei

Ingredienti: una chilata scarsa di crostacei misti (io ho usato un astice, due etti e mezzo di gamberoni e altrettanti gamberi), una tazza di latte di cocco, mezz’etto di burro, una manciata di zenzero in polvere, due dosi di zafferano, aglio, un cipollotto fresco, quattro o cinque peperoncini rossi freschi.

Il molee è sostanzialmente uno stufato. La cosa che mi piace del molee di pesce è che si prepara piuttosto velocemente e dunque può essere preso addirittura in considerazione come piatto da cucinare espresso quando si hanno ospiti, a patto ovviamente che si preparino per tempo alcuni ingredienti base.

Questa versione è abbastanza “occidentale”: quasi tutti gli ingredienti sono di reperibilità facile o mediamente facile nei nostri supermercati. Se avete la possibilità di utilizzare ingredienti più esotici potete sostituire lo zafferano con la curcuma e il peperoncino rosso con chili verde fresco. Ma vi assicuro che anche questa versione western-oriented è ottima.

Dunque, sgusciamo gamberi e gamberoni e teniamoli al fresco. Giustiziamo l’astice secondo il metodo che ritenete più clemente (c’è chi lo bolle vivo, chi lo fredda con una coltellata in mezzo al cefalo. I non violenti come me ricorrono ad astici precotti e surgelati…) e sbollentiamolo in acqua salata per una decina di minuti. Lasciamolo freddare, estraiamone la polpa e riduciamola in pezzi. Se non avete il set chirurgico per estrarre la polpa dei crostacei non preoccupatevi: sappiate che il sottoscritto se la cava abbastanza bene con uno schiaccianoci e un paio di forbici da cucina…

Portiamo il burro a spumeggiare in un wok o in un tegame alto e lasciamo stufare il cipollotto affettato a pezzetti molto piccoli. Aggiungiamo l’aglio tagliato a pezzi grossi e facciamo andare fino a quando il tutto non prende colore. A questo punto aggiungiamo lo zenzero e lo zafferano e mescoliamo per amalgamare. Dopo pochi  minuti versiamo il latte di cocco, aggiungiamo il peperoncino fatto a fettine e portiamo a ebollizione.

Quando il composto bolle tuffiamo dentro i gamberoni e i gamberi interi e i pezzi d’astice. Non dobbiamo assolutamente cuocere per più di dieci minuti, mescolando di quando in quando. Il piatto è pronto.

Io l’ho servito insieme a una ciotola di riso thai cotto al vapore e a una bottiglia di vino bianco fresco.

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Biscotti al burro d’arachidi

Giugno 29, 2008 · 2 Commenti

biscotti al burro d\'arachidi

Ingredienti: 1 tazza di zucchero, 125 gr. di burro, 125 gr. di burro d’arachidi, 1 uovo, 1 tazza abbondante di farina, lievito, bicarbonato di sodio, sale.

biscotti al burro d\'arachidi
Il burro d’arachidi, uno dei condimenti base degli Stati Uniti, è scarsamente utilizzato qui in Italia. Si può usare come base per sandwich al pomodoro o con gli affettati, ma il rischio che si corre è quello di comprare un barattolo di burro d’arachidi e poi vederselo girare per il frigorifero senza sapere bene come utilizzarlo. Preparare dei biscotti, allora, può essere un modo molto comodo per usarlo tutto in un un’unica soluzione.

Di burro d’arachidi ne esistono sostanzialmente due qualità: creamy e crunchy. La differenza tra i due è che il secondo contiene dei pezzi interi di arachidi mentre il primo è una crema perfettamente omogenea. Per preparare questi biscotti è indifferente usare l’uno o l’altra, ma di sicuro la presenza dei pezzi d’arachide renderà i biscotti più croccanti e gustosi.

biscotti al burro d\'arachidi

Sbatto il burro a temperatura ambiente con lo zucchero. Poi aggiungo il burro d’arachidi e l’uovo e continuo a sbattere. Infine incorporo la farina mischiata con il lievito per dolci, mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio e un pizzico di sala. Lavoro (a mano o con una forchetta) fino a quando non ho ottenuto una pasta morbida e cremosa. La metto nel cellofan, la chiudo in frigorifero e me ne dimentico per tre ore.

Quando è giunto il momento ricavo dalla pasta tanti dischetti di 4-5 cm. di diametro e alti 1 cm. Con la forchetta faccio una decorazione a quadretti sulla superficie e inforno su una teglia ricoperta da carta da forno. Per quanto riguarda tempo e temperatura di cottura, ogni forno fa storia a sé. Io li ho tenuti 9-10 min. a 160°.

biscotti al burro d\'arachidi

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Salsa di tomatillos e chipotle

Giugno 24, 2008 · 1 Commento

tomatillos y chipotle

Ingredienti: una tazza e mezza di tomatillos, una tazza di cipollotti freschi tritati grossolanamente, un chipotle, una testa d’aglio, una manciata di semi di coriandolo, zucchero, sale grosso, olio d’oliva.

tomatillos y chipotle

L’altra sera, dopo la cena tex-mex, erano avanzati alcuni ingredienti. In particolare quasi un’intera latta di tomatillos in salamoia che temevo sarebbero andati a male prima che fossi riuscito a consumarli. Ho allora deciso di preparare una bella salsa piccante proprio a base di pomodori verdi, basandomi un po’ su alcune ricette trovate su internet, un po’ affidandomi al mio sesto senso di chef (della serie: l’importante è crederci…).

tomatillos y chipotle

Ho proceduto nel seguente modo: nel mortaio ho ricavato un pesto molto grossolano lavorando insieme il chipotle fatto a pezzi, gli spicchi d’aglio, il sale grosso e i semi di coriandolo. Ho aggiunto questo mix di spezie ai tomatillos e ho passato tutto al mixer.

In una padella ho saltato il cipollotto in tre cucchiai di olio d’oliva. Quando il cipollotto ha cominciato ad ammorbidirsi l’ho cosparso con una cucchiaiata di zucchero e ho fatto andare per un minuto o due. Ho aggiunto i tomatillos frullati con le spezie e ho fatto sobbollire per almeno venti minuti a fuoco molto basso (comodo il paraschizzi, eh? L’ho comprato qualche settimana fa da Ikea e già fa parte degli accessori “mai più senza”).

tomatillos y chipotle

Ecco qui. La salsa è pronta. Lascio raffreddare un po’ e poi conservo in frigo. Sarà ottima con il prossimo piatto di carne.

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Tex-Mex Party

Giugno 22, 2008 · Lascia un Commento

Ieri, tex-mex party a casa mia insieme ai colleghi dell’ufficio. Il menu prevedeva:

appetizers
Margarita cocktail
Tortillas Chips con Guacamole e Salsa Cruda

starters
Insalata di Mango e Gamberetti servita in coppette di Tortillas
Zuppetta fredda di Avocado e Coriandolo

main courses
Quesadillas
Chili Verde
Mole Poblano

Come prima cosa preparo la Salsa Cruda che mi servirà sia per condire le Quesadillas sia da servire come dip per immergere le patatine messicane (comprate già pronte e confezionate) dell’aperitivo. Prendo 7 pomodori rossi, 4 cipollotti freschi, 4 spicchi d’aglio, ½ cucchiaino di semi di cumino, 4 jalapeños, una cucchiaiata di passata di pomodoro, sale a piacere e un pizzico di zucchero. Faccio i pomodori a cubetti molto piccoli, trito aglio, cipollotti e jalapeños, metto tutto in una terrina, aggiungo gli altri ingredienti e mescolo bene. La cosa particolare di questa salsa è che non prevede l’olio e nonostante il piccante dato di peperoncini jalapeños è molto fresca.

Poi procedo con la preparazione di due dei piatti principali. Ho scelto di preparare del chili verde perché volevo preparare qualcosa di tipico senza cadere troppo nello scontato. Questo chili senza sugo rosso mi sembrava quindi perfetto.

Ingredienti per il Chili Verde: 1 chilo abbondante di maiale (potete scegliere il taglio che preferite: lombo, lonza… io ho optato per il prosciutto di spalla, sufficientemente magro ma comunque in grado di reggere una cottura piuttosto lunga), cipolla, alloro e un bel po’ di aglio, 250 ml. di brodo di carne già pronto (va bene anche il dado, come sempre…), mezzo chilo di tomatillos (i pomodorini verdi), 2 jalapeños, 1 peperone friggitello, alloro in foglie, ½ cucchiaino di semi di cumino, ½ cucchiaino di paprika dolce, olio di semi per rosolare e sale grosso.

Dopo aver ricavato dei cubetti dal taglio crudo di maiale li metto in una pentola da brodo insieme alla cipolla intera, a quattro o cinque spicchi d’aglio interi e alle foglie d’alloro. Copro con acqua fredda aggiungendo una generosa manciata di sale grosso e porto ad ebollizione. Ebbene sì: stiamo preparando del brodo di maiale, anche se è il maiale lesso più che il brodo che produrrà quello che ci interessa (e sebbene, io, poi, troverò il modo di utilizzare per questa stessa cena anche il brodo…).

Ora devo preparare il sugo verde che ottengo frullando i tomatillos, il friggitello e gli jalapeños con altri quattro o cinque spicchi d’aglio. Prendo la pappetta così ottenuta e la faccio asciugare in due o tre cucchiai olio di semi bollente in un’ampia padella (sceglietela grande tanto da contenere anche la carne che sta nel frattempo bollendo). Aggiungo il brodo di carne, la paprika e il cumino. Lascio andare per un quarto d’ora.

Scolo la carne dal brodo dopo almeno un’ora di cottura. Conservo il brodo (poi vi spiego perché) e butto la carne nel padellone con il sugo verde riportato a bollore. Faccio sobbollire a fuoco molto basso per una mezz’oretta. E questo è pronto. Ora attacco la preparazione del mole poblano.

mole poblano

Ingredienti per il Mole Poblano: una chilata di petto di pollo, 250 ml. di passata di pomodoro, altrettanto brodo di pollo, 1 robusta cucchiaiata di burro d’arachidi, 1 peperoncino chipotle, mandorle pelate, semi di sesamo, alcuni quadretti di cioccolato fondente finissimo, ½ cucchiaino di cannella in polvere, ½ cucchiaino di semi di cumino, ½ cucchiaino di chiodi di garofano, cipolla, aglio, olio d’oliva e sale.

Sebbene mi piaccia sperimentare accostamenti non convenzionali in cucina, questa è stata la prima volta in cui ho cucinato un piatto salato con il cioccolato. Io ho scelto un fondente extra-forte… al peperoncino. Mi sembra quanto mai a tema.

Faccio il pollo a cubetti e li faccio rosolare a fuoco vivo in un grande tegame con un paio di cucchiai di olio d’oliva fino a quando non avranno raggiunto un bel colore bruno. Poi scolo e conservo. In quella stessa padella vado a tostare la base di spezie: cipolla, aglio e chipotle tritato (sul chipotle: assaggiatelo prima e valutate quanto è “infernale” e dunque quanto usarne. Questo peperoncino può raggiungere livelli di piccantezza che sono intollerabili per molti commensali. Io ho un grado di resistenza piuttosto alto ma dobbiamo sempre ricordarci che alcune persone considerano insostenibilmente piccante il peperone dolce…), un cucchiaio di mandorle tritate, una cucchiaiata di semi di sesamo e il cumino e i chiodi di garofano passati al pestello insieme alla cannella. Lasciate saltare qualche minuto (e comunque fino a quando il sesamo non comincerà a scoppiettare) e bagnate a questo punto con la passata di pomodoro e il brodo aggiungendo il burro d’arachidi che farà da addensatore (oltre che da insaporitore). Quando il composto è bello caldo tuffateci dentro i pezzettoni di cioccolato che si fonderanno subito nel sugo regalandogli il tipico colore rosso mattone del mole poblano. Assaggiate, regolate di sale e fate andare per qualche minuto.

A questo punto potete scegliere se frullare o se lasciare tutto così (cosa che vi consiglio se la base di spezie era tritata davvero finemente). Certo è che il mole è buono proprio perché cremoso, dunque io sono andato di frullatore. Rimettere tutto sul fuoco, aggiungere il pollo e fare cuocere un bel po’ (anche più di un’ora) a fuoco bassissimo. E anche questa è fatta.

È ora di cominciare a pensare agli starters. E inizio dalla coppetta di gamberetti.

Insalata di gamberetti e mango in coppette di tortillas

Ingredienti per l’Insalata di Gamberetti e Mango: tante tortillas quanti sono i commensali, un chilo scarso di gamberetti già sgusciati, 2 manghi, 2 peperoncini friggitelli, una bella manciata di pomodorini rossi, un lime, sale e pepe.

Scottate i pomodorini, togliete la pelle e i semi e fate la polpa a dadini. Ricavate cubetti dal mango sbucciato e aggiungeteli ai dadini di pomodoro. Fate a dadini anche i friggitelli privati dei semi. Spruzzate sopra il succo del lime e salate e pepate a piacere. Aggiungete i gamberi scottati e passati sotto l’acqua fredda, aggiungeteli agli altri ingredienti e lasciate tutto riposare in frigorifero per almeno un paio d’ore.

Quanto alle coppette di tortillas, fate così. Prendete le tortillas precotte che si trovano in tutti i negozi di gastronomia etnica e ormai anche in molti supermercati. Scaldatele al microonde a potenza massima per meno di un minuto. Ora la tortilla è bollente e morbida. Mettetela in un piccolo contenitore a coppetta adatto al microonde e modellatecela dentro. Dovete essere veloci perché la tortilla tende a irrigidirsi presto. Prendete la coppetta con dentro la tortilla a forma di coppetta e fatele fare un altro giro di mezzo minuto al microonde. Togliete, lasciate riposare un altro minuto e “scoppettate”. Ed ecco la tortilla a coppetta. Andate avanti così per tutte le altre. (Magari questa cosa si può fare anche senza microonde, utilizzando padella per la prima scaldata e forno tradizionale per la seconda, però non so dirvi).

Quando mancano due ore all’inizio del party comincio a preparare la zuppetta fredda di Avocado e Coriandolo.

Zuppetta fredda di avocado e coriandolo

Ingredienti per la Zuppetta fredda di Avocado e Coriandolo: 6 avocado, 1 scalogno, 1 lt. di brodo di carne (ed è proprio qui che entra in gioco il brodo del Chili Verde), 400 ml. di panna fresca da montare, 150 ml. di yogurt magro, 3 lime, 1 cucchiaio e ½ di tequila, 3 cucchiai di concentrato di pomodoro, 1 cucchiaio di coriandolo fresco tritato finemente, sale e pepe.

Mescolo la panna fresca con lo yogurt magro e il succo di un lime. Perché faccio questo? Perché ho bisogno di panna acida detta anche crème fraîche, cioè un ingrediente largamente usato all’estero ma pressoché introvabile qui in Italia (misteri italioti…). Allora è bene imparare a farla a casa. Il procedimento in fondo è semplice: basta davvero mischiare questi tre ingredienti (il succo del lime può essere sostituito dal succo di mezzo limone), montarli un po’ con una frusta e lasciare riposare a temperatura ambiente per qualche ora.

Frullo la polpa degli avocado con panna acida (che avevo preparato la mattina), brodo di carne (e qui ho usato il brodo del maiale usato per il Chili Verde), pepe, sale, scalogno, tequila, succo dei due restanti lime e cucchiaiate di concentrato di pomodoro. E ovviamente coriandolo tritato. Lascio riposare in frigo per un paio d’ore. Quando li servirò a tavola aggiungerò un’altra cucchiaiata di crème fraîche proprio al centro della zuppetta.

Manca l’ultimo piatto: le Quesadillas.

Quesadillas

Ingredienti per le Quesadillas: la salsa cruda (di cui si parlava all’inizio di questo post), cheddar cheese, frijoles refritos, cipollotto fresco tritato, prezzemolo tritato, tortillas.

Ho usato ingredienti da “international food shop”, ma nulla vieta di sostituire il cheddar con del formaggio nostrano o i frijoles refritos con dei comuni borlotti frullati dopo essere stati saltati in padella con cipolla, alloro, timo, peperoncini rossi e altro formaggio grattugiato. Ma se vi piace cucinare vi piace probabilmente anche andare in giro per negozi di gastronomia, dunque tanto vale fare le cose come si deve.

Scaldo le tortillas (in padella o al microonde). Su ogni tortilla spalmo una cucchiaiata di frijoles refritos, sopra stendo il cheddar a scaglie, aggiungo una cucchiaiata di cipollotti tritati e una di salsa cruda. Aggiungo prezzemolo e chiudo la tortilla a fagotto (o a cannolo o a cartoccio, insomma la chiudo). Allineo nelle tortillas in una pirofila da forno o da microonde. Poco prima di servire scalderò le tortillas (al forno o al microonde) fino a quando il cheddar non si sarà fuso.

Bene. È tutto pronto. Gli ospiti stanno cominciando ad arrivare. A mano a mano che arrivano preparo il Margarita shakerando una parte di succo di lime, una e mezza di Cointreau e due di Tequila con tanto ghiaccio. Servo nel bicchiere con il bordo bagnato e ricoperto di sale. Faccio bere gli ospiti mentre loro intingono tortilla-chips nelle ciotoline con la salsa cruda e nel guacamole (questo l’ho preparato schiacciando la polpa di due avocando con una forchetta e aggiungendo un cipollotto fresco tritato, del pomodoro rosso a dadini, un jalapeňo a dadini, sale e pepe).

Il party è stato un grande successo.

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